Alzarsi e parlare – di fede, amore e speranza

11.03.2020

Un racconto con tre significati: un segnale per il mondo, un conforto per molti e un’esortazione a tutta la Chiesa. Analisi del sommoapostolo del racconto della vedova di Nain.

 
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“Il Signore, vedutala, ebbe pietà di lei e le disse: “Non piangere!” E, avvicinatosi, toccò la bara; i portatori si fermarono ed egli disse: “Ragazzo, dico a te, alzati!” Il morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre.”  - Questi versetti in Luca 7, 13-15 sono sati la base del servizio divino del 16 febbraio 2020 a Meinerzhagen (Germania).

Raccontano la storia della vedova che portava alla tomba il proprio figlio e che era ormai senza mezzi e probabilmente anche responsabilizzata per la sua miseria. Gesù ferma il corteo funebre, parla alla madre e riporta in vita il giovane uomo.

Il segno del Salvatore

“Questa storia è un segno”, ha spiegato il sommoapostolo Jean-Luc Schneider. “Gesù voleva mostrare: L’uomo è condannato alla morte spirituale per colpa del peccato. Ma, io, vengo come Salvatore per offrirgli la vita eterna e la risurrezione.”

La consolazione del Salvatore mosso dalla compassione

“Naturalmente, questo fatto sottolinea anche la sollecitudine di Dio”, ha aggiunto la guida della Chiesa. “Gesù Cristo prova compassione per gli uomini, perché anche lui ha vissuto ciò che l’uomo deve attraversare e soffrire.”

Quando dice: “Non piangere!” alla vedova, questo significa per tutti i credenti: “Lo so che questo fa male. Però, non restare immobile. Pensa a ciò che ti voglio dare e a ciò che ti darò: ti condurrò alla vita eterna.”

E quando dice: “Alzati!” al giovane uomo, vuole dire anche agli uomini di oggi: “Non restare coricato. Non lasciarti sopraffare dalle pene, dall’afflizione, dalla sofferenza. Prosegui la tua corsa sul cammino che porta alla meta!”

L’esortazione alla Chiesa di Cristo

“Questa storia può anche essere interpretata diversamente”, ha sottolineato il sommoapostolo. Perché:     “Nella tradizione cristiana, la Chiesa, la comunità, la comunione dei credenti è spesso paragonata ad una madre.”

“Qui e là, si ha l’impressione che la Chiesa di Cristo, in Europa, è in un corteo funebre”, ha fatto notare. “Gesù Cristo viene allora e ci dice: “Fermatevi un attimo! Avete forse dimenticato che io sono qui? Sono qui, vivo e voglio che viviate anche voi!” “

Consolarsi e fortificarsi a vicenda

“Non piangere, non pensare solo a ciò che è perso” è stata l’esortazione del sommoapostolo. “Non dimenticare quello che conta, ciò che succede all’interno della Chiesa: Gesù crea un uomo nuovo per farlo entrare nella nuova creazione.”

E: “Alzati! Rimani fermo nella fede. Non lasciarti travolgere.” Queste difficoltà sono già state annunciate nella Bibbia: “La Bibbia non parla di una Chiesa trionfante prima del ritorno del Signore, ma di una Chiesa che soffre e che lotta.”

“Dopo essersi rialzato, il figlio della vedova si è messo a parlare” ha proseguito il sommoapostolo. E noi. Che dobbiamo fare? Nelle nostre comunità, nelle nostre file, esprimiamo la nostra fede, consoliamoci e fortifichiamoci a vicenda. Non si tratta qui di predicare con un microfono dietro un altare, ma si tratta dei colloqui all’interno della comunità. Lascia che la fede, la speranza e l’amore si esprimano.”

 

Fotos: nac.today
Autor: Andreas Rother
Datum: 11.03.2020
Themen: Glaube