Questioni relazionali

11.10.2023

La gratitudine dà indicazioni sulla relazione con Dio. È ciò che ha espressamente detto il sommoapostolo Jean-Luc Schneider durante la Festa di ringraziamento in Svizzera. I fedeli hanno imparato come dimostrare la propria gratitudine a Dio.

 
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“Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di lui.” Questa parola biblica tratta da Colossesi 3, 17 è servita di base al servizio divino del 17 settembre a Ostermundigen (Svizzera). “Si tratta qui della nostra relazione con Dio”, ha spiegato il sommoapostolo. “La nostra gratitudine o la nostra ingratitudine è un indicatore della nostra relazione con Dio.”

 

Quando la relazione con Dio non è bella

Il sommoapostolo Schneider ha menzionato qualche esempio tratto dalla Bibbia di persone ingrate e scontente. Da notare: “La loro relazione con Dio non era bella.” Ad esempio, Adamo ed Eva che erano insoddisfatti e volevano di più. “Non riconobbero la grazia che Dio aveva dato loro.”

Oppure i dieci lebbrosi, solo uno sentì il bisogno di ringraziare Gesù dopo che aveva guarito tutti. Queste persone pensavano probabilmente di aver diritto ad una vita sana e normale e che Dio aveva commesso un errore. Perché quindi essere riconoscente quando era stata ripristinata una presunta ingiustizia?

 

Una relazione intatta con Dio

“Siamo riconoscenti”, ha continuato il sommoapostolo. “La nostra relazione con Dio è giusta.” La guida internazionale della Chiesa ha mostrato ciò che Dio dà senza che i suoi figli lo meritino: “Tutto ciò che riguarda la Creazione proviene da Dio. La nostra vita, la nostra salute, la nostra famiglia, tutto proviene da Dio”, ha elencato il sommoapostolo.

“Grazie al sacrificio di Gesù Cristo, abbiamo l’opportunità di essere liberati dal potere del peccato, dal dominio del male. È un atto di forza di Dio.” Il sommoapostolo ha sottolineato: “Dio ci ha dimostrato il suo amore con la morte sacrificale di suo figlio.”

Si può anche essere riconoscenti per l’esaudimento delle preghiere: “È una grazia di Dio. Dio non è mai obbligato a rispondere alle nostre preghiere.” Allo stesso modo, concede la sua salvezza per grazia. La comunione eterna con Dio non è ovvia.

 

Grazie, Dio

Il sommoapostolo ha dato ai fedeli qualche consiglio utile sul modo di esprimere la propria gratitudine a Dio:

  • Con la preghiera: “Ogni volta che preghiamo, ringraziamo Dio.”
  • Facendo dei sacrifici: “Non è soltanto un ringraziamento, ma confessiamo così anche la nostra dipendenza da Dio.”
  • Nella Santa Cena: “Celebriamo insieme la Santa Cena – è anche così che esprimiamo la nostra riconoscenza.”
  • Apprezzando i doni di Dio: “Di conseguenza li utilizziamo”, ha detto il sommoapostolo riferendosi ai doni terreni. E: “Apprezziamo la grazia, il perdono, sapendo quanto è costato a Gesù affinché potesse perdonarmi i miei peccati. Siamo consapevoli del valore del servizio divino e ne approfittiamo di conseguenza. Siamo consapevoli del valore che attribuiamo alla comunione e ne approfittiamo di conseguenza.”
  • Parlando e agendo nel nome del Signore Gesù: “Parlare nel nome di Gesù Cristo significa che lasciamo Gesù Cristo esprimersi ogni volta che parliamo o scriviamo.”

 

 

… fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù

Il sommoapostolo ha ancora ulteriormente sviluppato l’ultimo punto. “Paolo prosegue qui: ‘Il vostro parlare sia sempre (…) condito con sale’”. Paolo si riferisce così a Gesù, che disse: “Abbiate del sale in voi stessi.” “Il sale, quindi, è il Vangelo”, ha spiegato il sommoapostolo. “Gesù deve avere la parola quando ci esprimiamo”, ha spiegato. “Le nostre parole devono essere condite con il sale del Vangelo.” Questo non significa che si debba sempre parlare del Vangelo, ma deve essere percepibile in ogni cosa. Come il pizzico di sale che il cuoco aggiunge ad ogni piatto affinché abbia un gusto migliore. “Quando parliamo con le persone, si dovrebbe notare: Parla di una cosa completamente normale, ma dietro ciò, si sente che è riconoscente a Dio. Non lo dice, ma si può sentire.” E: “C’è una specie di attenzione, una specie di amore, di bontà, di grazia, un desiderio di riconciliazione, un desiderio di unione.”

Dobbiamo anche agire, compiere delle opere nel nome del Signore Gesù”, ha continuato il sommoapostolo. “Quando agiamo, si dovrebbe notare: Appartiene al Signore.” Nell’Apocalisse, è scritto che i riscattati portano il nome di Gesù sulla loro fronte (Apocalisse 22, 4). Qui non conta l’apparenza, ma la determinazione a rispettare la volontà di Dio in ogni circostanza. “Serviamo Gesù Cristo”, ha ricordato il sommoapostolo riferendosi al motto dell’anno. “Nel nome di Gesù Cristo, dobbiamo rivelare e rendere percepibile il suo amore, dobbiamo fare il bene nel suo nome, contribuire nel suo nome al compimento della sua Opera, alla continuazione del suo piano di redenzione.”

“Questa dovrebbe essere la nostra preoccupazione in ogni situazione”, ha detto il sommoapostolo, chiedendo: ‘Cosa posso fare qui e ora per il Signore?’”

 

Fotos: Olivier Winkler
Autor: Katrin Löwen
Datum: 11.10.2023
Themen: Glaube